16 nov

Scuola nuova, materie nuove, amici nuovi e, in fondo, anche un nuovo te. Il passaggio dalle medie alle superiori è un cambiamento decisivo, che obbliga in un certo senso a riprogrammare sé stessi e la propria vita, ovvero costringe a crescere.

È una questione di una certa rilevanza: si tratta di una delle prime scelte che facciamo (più o meno) da soli e che incidono sul nostro futuro a lungo termine. Non so dire se sia stato per il fatto che sono la figlia primogenita o per la mia predisposizione naturale all’ansia, forse entrambe,ma arrivata in terza media non sapevo su che scuola orientarmi nè cosa aspettarmi e il dubbio di sbagliare indirizzo mi terrorizzava. Chi ha accompagnato la mia scelta e l’ha resa più semplice e meno traumatica sono stati miei genitori, i professori,ma anche i Peer e la preziosa testimonianza da loro offerta. I Peer sono studenti che aiutano studenti: ragazzi del liceo che, molto semplicemente, propongono la propria esperienza a chi si affaccia al mondo delle superiori per la prima volta.E il loro ruolo si è rivelato così utile per me, che ho deciso di diventarlo io stessa.

Essere un Peer significa, innanzitutto, farsi carico di una grande responsabilità: uno dei nostri compiti principali è quello di organizzare l’Open Day. Accompagnando le famiglie a scoprire la scuola, noi ne diventiamo il volto per chi viene a conoscerci; inoltre, in qualità di testimoni diretti, cerchiamo di trasmettere ai ragazzi e ai loro genitori in cosa consista l’esperienza didattica ed educativa al San Giuseppe. Siamo, insomma, il ricordo che avranno una volta tornati a casa e chi mette in dubbio l’importanza della prima impressione?  Per questo ci sforziamo di immaginare un Open Day che possa racchiudere tutta la realtà della nostra scuola nel modo più efficace e completo possibile.

Il grande valore dei Peer,nonché l’elemento che tanto mi ha aiutata quanto ero io la ragazza “accompagnata”, è, tuttavia,contenuto nel concetto stesso di Peer: l’uguaglianza di età. Siamo, infatti,dei pari, ragazzi poco più grandi di quelli ai quali ci rivolgiamo; questo ci permette di intuire sentimenti e dubbi (noi stessi li abbiamo sperimentati) e ci consente di instaurare un dialogo immediato con loro, veri protagonisti, senza la preoccupazione di barriere e distanze. Insomma, abbiamo la funzionedi ponti tra i nuovi allievie la realtà della scuola in generale, offrendo un’ottica interna e vicina ai ragazzi stessi. A pensarci, non è poi tanto diverso da quando, prima di scegliere un hotel per le vacanze, ci si assicura della sua affidabilità controllando le recensioni, per sapere cosa ne pensi chi vi ha già soggiornato: la testimonianza è il modo più semplice per formarsi un’opinione su qualcosa che non si ha ancora sperimentato.

I Peer sono, pertanto, un’esperienza essenziale di servizio, per la scuola, ma anche per i futuri allievi e le loro famiglie. Ma non crediate sia solo questo: è anche molto divertente per noi!Cuciniamo e mangiamo dolci, creiamo cartelloni e video e collaboriamo insieme per rendere la scuola un’ esperienza totalmente nostra. Ci rendiamo utili e ci mettiamo in gioco continuamente, spinti dal desiderio di migliorarci ogni volta di più: il 29 novembre si terrà l’Open Day di quest’anno e noi non vediamo l’ora!

 

Costanza, II Classico